La questione non è più di sapere se si deve essere liberi o legati, ma se si è legati bene o male. La vecchia questione faceva della libertà e dell’autonomia del soggetto il bene sovrano – ed è così che il padre di Mafalda la capisce, dato che taglia ogni legame con la sigaretta non appena vede, grazie allo sguardo falsamente innocente di sua figlia, che ha perso ogni autonomia. La nuova questione non rimanda al soggetto, alla sua autonomia, al suo ideale di emancipazione, non rimanda neppure alla oggettivazione o alla reificazione che ci farebbe perdere la nostra autonomia: ci obbliga a considerare la natura precisa di ciò che ci fa essere. Se non si tratta più di opporre attaccamento e distacco, ma i buoni e i cattivi attaccamenti, c’è solo un mezzo per decidere della qualità di questi legami: informarsi su ciò che sono, su ciò che fanno, imparare a essere influenzati da loro. La vecchia questione dirigeva l’attenzione o verso il soggetto, o verso il mondo esterno delle forze che potevano alienarlo; la nuova si rivolge alle cose stesse, ed è tra queste cose che pretende di distinguere il bene dal male.[…] Mi interessano e mi rassicurano solo coloro che parlano di sostituire degli attaccamenti a degli altri, e che, quando pretendono di disfare i legami morbosi, mi mostrano i nuovi legami salvifici, senza mai attirare l’attenzione sul soggetto padrone di sé, ora senza oggetto. Le parole liberazione, emancipazione, lasciar fare, lasciar correre non devono più comportare l’adesione automatica degli «uomini del progresso». Davanti alla bandiera sempre innalzata della libertà che guida il popolo, occorre selezionare con attenzione tra le cose stesse che generano attaccamento quelle che producono dei legami buoni e durevoli.

(I fogli di ORISS n.25, Bruno Latour)

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