L’azione si è oggi individualizzata. Fa capo a un soggetto, un agente, che la effettua e ne è l’unico responsabile. Oggi, si può dire, è l’iniziativa individuale il primo parametro di valutazione del valore di una persona.

[…] L’iniziativa privata appare una risposta sempre più plausibile alla crisi dell’iniziativa pubblica, iniziativa che in Francia, per lunga tradizione, si è fatta carico dei bisogni e del futuro della società. La nozione di imprenditore privato è il nuovo referente della dinamica sociopolitica.[…] Faccendieri, finanzieri d’assalto, patron dello sport e altri avventurieri monopolizzano l’immaginario francese: il loro emblema può essere considerato un personaggio oggi caduto in disgrazia ma a suo tempo simbolo dell’ingresso della società francese in una cultura della concorrenza, Bernard Tapie.

[…] La moda dell’emancipazione invitava tutti quanti a partire in prima battuta alla conquista della propria identità personale, e in seconda battuta alla conquista della giusta promozione sociale per meriti individuali.Nell’impresa, i modelli disciplinari (taylorismo e fordismo) di gestione delle risorse umane segnano il passo, soppiantati dalle norme che stimolano il personale, compreso quello gerarchicamente meno motivato, a iniziative autonome. Management partecipativo, gruppi di iniziativa spontanea, élite qualitativamente selezionate, ecc. costituiscono nuove forme di esercizio dell’autorità tese a ispirare in ogni dipendente una cultura d’impresa. Le modalità di regolamentazione e controllo della forza lavoro premiano più lo spirito d’iniziativa che l’obbedienza meccanica. Responsabilità, disponibilità a evolversi e costruire progetti, motivazione, duttilità, ecc.: ecco gli standard chiamati a modellare una nuova liturgia manageriale. E il modello non è più quello dell’uomo-macchina, tutto ripetitività e regolarità, bensì quello dell’imprenditore, tutto flessibilità e inventiva.

[…] Per molto tempo il cambiamento è parso una cosa auspicabile, legato com’era all’idea di un progresso che avrebbe dovuto proseguire indefinitamente e di una solidarietà sociale che avrebbe dovuto estendersi illimitatamente. Oggi il cambiamento viene invece percepito in modo ambiguo, poiché il timore del fallimento e la paura di non uscirne prevalgono nettamente sulle speranze di ascesa sociale. Restano, delle aspettative di cambiamento, solo alcune macerie, che le parole “vulnerabilità”, “fragilità”, “precarietà” riassumono molto bene. Noi cambiamo, certo, ma non abbiamo più l’impressione di progredire. Coniugata con tutto quanto oggi è pulsione alla spettacolarizzazione del privato, la “civiltà del cambiamento” finisce solo per vellicare un voyeurismo di massa puntato sulla sofferenza psichica. Una sofferenza che sgorga ovunque e serpeggia in mille rivoli, che sono poi i mille mercati del benessere interiore. (Alain Ehrenberg, 1999, pp. 254-258)

(La fatica di essere se stessi, Alain Ehrenberg )

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