Il disturbo psicologico che una persona presenta non riguarda mai quella persona soltanto. Pensare la psicopatologia, sulla scorta dei ragionamenti della medicina, "nella persona", immaginare quest'ultima "soggetto psicologico" o "soggetto desiderante", ci conduce - lo abbiamo visto bene - a posizioni tecniche inestricabili. E' stata proprio la pratica clinica con i migranti ad attirare la nostra attenzione su questi aspetti, che si riferiscono naturalmente a qualsiasi attività psicoterapeutica.

La "psicopatologia" dovrebbe essere considerata come un assemblaggio complesso che mette insieme la persona, una teoria, degli oggetti e una certa categoria di professionisti. Ciò che il professionista percepisce è questo amalgama tutto intero, quindi è tutto l'insieme che dovrebbe diventare oggetto del nostro studio.

Ecco perché, quando ci si occupa di psicoterapia, è importante prendere in considerazione tanto il "malato" quanto il "medico", tanto la "malattia" quanto il "farmaco", tanto l'idea che se ne fa il medico quanto quella che si fa il malato, la sua famiglia o il suo ambiente prossimo.

 

(Psicoterapia democratica, Tobie Nathan)

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