La psicoterapia non è un sostituto, ma una prova generale per la vita. In altre parole, sebbene la psicoterapia richieda un rapporto stretto, il rapporto non è un fine, bensì il mezzo per raggiungere un fine.La vicinanza del rapporto terapeutico serve a molti scopi. Fornisce un posto sicuro ai pazienti per rivelarsi il più pienamente possibile e, inoltre, offre loro l’esperienza di essere accettati e compresi dopo una rivelazione profonda di sé. Insegna le abilità sociali: il paziente impara ciò che è richiesto in un rapporto intimo e impara che l’intimità è possibile, perfino raggiungibile. E, infine, forse la cosa più importante di tutte è l’osservazione di Carl Rogers, secondo il quale il rapporto terapeutico serve come punto di riferimento interno a cui i pazienti possono tornare con l’immaginazione. Avendo raggiunto una volta questo livello di intimità, possono coltivare la speranza e anche l’aspettativa di vivere altri rapporti simili.Si sente dire spesso di persone (sia in terapia di gruppo che individuale) eccellenti come pazienti o come membri del gruppo, ma che rimangono essenzialmente inalterati nella loro vita esterna. Possono relazionarsi bene con il singolo terapeuta o essere membri chiave di un gruppo – aprendosi, lavorando duro, catalizzando l’interazione –, senza tuttavia applicare alla loro situazione esterna quanto hanno appreso. In altre parole, usano la terapia come un sostituto, piuttosto che come una prova per la vita.

(Il dono della terapia, Irvin D. Yalom )

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